Lecce romana

Lecce

Come città romana Lecce aveva il nome di Lupiae. Il passaggio dalla città messapica a quella romana non sembra segnato da eventi traumatici o distruttivi, ma avviene gradualmente nel corso del I secolo a.C. Nel tessuto urbano messapico vengono quindi inserite le strutture tipiche della città romana. Quando Lupiae diventa municipio romano, dopo la Guerra Sociale (89 a.C.), le necropoli vengono spostate all’esterno del circuito murario, come tipico delle consuetudini romane e viene introdotto il rito dell’incinerazione.
È in età augustea che avviene la grande trasformazione urbanistica della città. Si racconta che Ottaviano, di ritorno dall’Oriente alla morte di Cesare, sia arrivato a Lecce nel 44 a.C. e qui accolto come nuovo Cesare.
Vengono costruiti il teatro e l’anfiteatro e, nell’area dell’attuale Piazza Duomo, il foro della città. Quattro capitelli ionici in marmo documentano infatti la presenza di un grande edificio templare, posizionato tra questa piazza e il teatro romano. Oltre  a queste strutture negli ultimi anni sono venute alla luce le Terme Pubbliche, nell’area prospiciente la Chiesa di Santa Chiara, una struttura templare, forse dedicata ad Iside, nella zona del teatro, sotto Palazzo Vernazza, e un’area artigianale in Piazzetta Castromediano.

In Piazza Sant’Oronzosono visibili i resti dell’Anfiteatro di Lecce, il massimo edificio teatrale conservato in Puglia. È datato ad età auguatea con rifacimenti sotto l’imperatore Adriano. Venne messo alla luce negli anni Trenta del Novecento, nell’ambito del culto per l’Impero Romano di età fascista. Solo un terzo della struttura venne scavato in quanto il resto era collocato sotto la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’anfiteatro era collocato come d’uso ai margini della città, in una posizione di cerniera tra l’abitato e il territorio. In parte venne scavato il banco roccioso sottostante, così da reimpiegare nella costruzione le pietre cavate. Resta solo la ima cavea. Sotto alla cavea passavano due corridoi, uno centrale anulare per gli spettatori, con numerosi accessi dal porticato, ed un’altro di servizio.
Il podium, muro che divide l’area dalla cavea, era decorato da rilievi in marmo che rappresentano le venationes che avvenivano al’interno della struttura. Troviamo rappresentati cacciatori, gladiatori, bestie e animali di varia natura: cani, lepri, tori, cervi, lupi, cinghiali, pantere, leoni, orsi, e perfino un elefante e un rinoceronte.
Il Teatro fu scoperto casualmente nel 1929, aveva un diametro esterno di 40 m, un’orchestra semicircolare e un’ampia scena. Anche il teatro è in parte scavato nella roccia sottostante, da cui è ricavata la scena ancora in luce. L’orchestra, conservata nella sua originale pavimentazione a grandi lastre regolari di pietra, terminava con tre larghi gradini, riservati ai personaggi più autorevoli della città romana. Nel proscenio si notano il canale destinato ad accogliere il sipario e molti incavi, probabilmente utilizzati per le impalcature degli scenari in legno. La scaenae frons doveva essere decorata da nicchie con statue riproducenti prototipi di età classica o ellenistica: sono stati rinvenuti frammenti di un Ares, di un’Artemide, di un’Amazzone, di un’Athena, di uno Zeus, oltre a un clipeo con l’immagine di Roma, perinente probabilmente ad una statua di Augusto che era collocata al centro del frontescena (i reperti provenineti dallo scavo sono conservati al Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce.

In Piazzetta Castromediano sono venuti alla luce, durante la ristrutturazione della piazza, alcune strutture connesse con varie fasi della storia della città. Ad età romana vanno ascritti i resti di alcune strutture produttive pertinenti alla lavorazione dell’olio (frantoio e cisterna), del II-I secolo a.C. Questo rinvenimento permette di collocare in quest’area il quartiere artigianale della città romana. I resti del trapetum del I secolo a.C. sono visibili nella vetrina ad est. Vediamo un vasto ambiente con pavimento in cocciopesto con presse per la spremitura. L’olio era convogliato tramite canali nel lacus olearius (rivestito in cocciopesto con scaletta di accesso e pozzetto sul fondo, in cui si sedimentavano i depositi dell’olio spremuto).

 

Dove si trova

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